Se una volta l'ambizione di trovare un posto di lavoro adeguato era una priorità degli italiani; cosa è diventato ora che l'occupazione è a picco?- Progressivamente ci stiamo abituando ad abbassare le aspettative nel campo professionale, disperati e traumatizzati da una situazione del mondo del lavoro che non è riuscito a creare posti di nuovi, complice la crisi, ma esiste anche il fattore tassativo che il governo esercita sulle aziende. Il costo del lavoro è troppo alto e le imprese italiane sono impotenti di fronte a ciò; assumere nuovo personale con un contratto giusto, come accade nel resto dell'Europa, è divenuto un miraggio per molte persone, specialmente giovani e neolaureati.
Il fattore "contratto" è una questione delicata che evidenzia anche il brutto vizio nel non garantire un minimo salariale, infatti in Italia non esiste una legge che garantisca il minimo stipendio, tantomeno un minimo garantire per ora di lavoro. Tale contrattazione è gestita dalle parti, ovvero tra il lavoratore ed il datore; purtroppo questo cavillo burocratico ha permesso a migliaia di imprese di sfruttare il personale, di offrire posizioni e mansioni con retribuzioni fatiscenti oppure non retribuite affatto. Partendo dagli stage sottopagati, ma che comunque impone al lavoratore candidato di lavorare a tutti gli effetti come uno stipendiato regolarmente; molte volte senza ricevere la formazione necessaria, oppure con risorse molto limitate.
Contratti a tempo determinato che non vengono rinnovati per reciclare il personale, in modo tale da sottopagare continuamente la forza lavoro; allo stesso tempo le aziende pretendono risultati investendo poco o nulla verso il proprio organico. Qui si ha come risultato una forza lavoro poco qualificata che fornisce una prestazione non adeguata, con risultati che indeboliscono la produzione, il fatturato, ed il prodotto interno lordo. Le condizioni di lavoro vanno via via a logorare le aziende, le quali si trovano una forte concorrenza specialmente proveniente dalla Cina e da altri paesi asiatici, i quali offrono gli stessi prodotti eseguiti in Italia, ma ad un costo basso; ergo, il problema del Made in Italy che soffoca.
Il forte disinteresse dei sindacti nel proteggere le nuove classi di lavoratori esposte agli abusi, non ha fatto altro che dare carta bianca a troppe aziende italiane del dettare le proprie condizioni; condizioni spietate vero lavoratori che hanno un bisogno primario di un impiego per sostenere la propria famiglia. Da qui si va a ribasso nell'erogazione degli stipendi, come un'asta che scende fino ad indebolire i salari; infatti l'Italia ha una media di € 1280 per mese, inferiore rispetto alla media europea, con casi dove lavoratori si trovano costretti ad accettare contratti con impieghi full-time, ma con salari da part-time che sono sotto la soglia dei € 1000 euro mensili. E' veramente una miseria ricevere tale guadagno e mantenere le persone a carico, pagare mutui, bollette, spese alimentari, ed altri bisogni; basti pensare come la necessità di andare dal dentista vada a mettere in difficoltà le famiglia italiane ed il loro budget. Ma a tutto ciò non importa alla classe politicia, non importa se la dignità degli onessti lavoratori sia stata calpestata dalle cartelle esattoriali del fisco, o da coloro che fanno debiti con le banche per pagare le tasse. Ma la vera novella degli ultimi anno è quella che vede il boom di partite IVA aperte; non da esercizi nuovi, negozi o simili, come vuole farci credere il governo nelle sue statistiche, ma da aziende che propongono questo metodo per non offrire i contratti di lavoro, per non pagare tasse e contributi dei loro pseudo-dipendenti. Non solo, infatti esistono casi dove gli stipendi bassi vengono erogati sotto forma di prestazione da chi emette fattura, aggirandosi attorno agli € 800 euro mensili, ma vengono affiancati dai fantomatici "rimborsi" da € 400 euro circa, i quali non sono tassabili e che vanno a formare la parte della vera retribuzione percepita dal lavoratore; quindi esiste un'evazione fiscale sistematica da parte di certe aziende. Dal campo della formazione del lavoro alla distribuzione, la pratica del sistema a partita IVA con rimborso è diventata prassi; c'è da capire se è per colpa del forte costo del lavoro, oppure dal solito sistema dei furbetti per evitare di pagare le tasse.