Tuesday, May 31, 2011

Il diversivo elettorale

Mentre il PD si congratula con Pisapia per avere vinto le elezioni di sindaco di Milano, allo stesso tempo vuole mettere il piede nella porta gridando che la maggioranza è affondata. Bersani vuole che Berlusconi di dimetta ed usa le vittorie a Milano e Napoli per far leva ed avanzare verso l'obbiettivo di governare facendo il minimo sforzo. 

Preoccupante la dichiarazione di Vendola che ringrazia i 'fratelli Rom' in questa battaglia elettorale sul campo della madonnina d'oro. Lo stesso Vendola approfitta di tutto questa confusione ed euforia per aumentare la tasse tramite l'Irpef per coprire i deficit sanitari della regione Puglia e questo è accaduto contro l'avviso dei sindacati che non sono stati ascoltati. Purtroppo anche la fasce meno abienti con un reddito basso sono state colpite dal rincaro, infatti il buco è di 93,6 milioni di euro con un extra di 8,4 milioni a scopo prudenziale.

Beppe Grillo afferma che la vittoria del nuovo sindaco di Milano fa cambiare proprio nulla poichè ha vinto il sistema, infatti sostiene che è proprio il PD a prendersene i meriti che non gli spettano e questa è la solita tattica che persiste in Italia: accaparrarsi le glorie in caso di successo e scaricare la responsabilità in caso di fallimento.

Saturday, May 28, 2011

Una città da vergognarsi

Muore un turista americano a Napoli in coma da più di una settimana. Appena sceso dalla nave da crociera viene aggredito da due malviventi che vogliono il suo orologio, ma nel tentativo cade a terra riportando un trauma granico molto grave. Antonio Oscar Mendoza aveva 67 anni e muore in ospedale al Loreto Mare per colpa di due criminali che hanno deciso per la sua vita.
Ancora una volta Napoli si fa riconoscere per la sua accoglienza verso i turisti che investono i propri soldi nel capoluogo campano, continuando una tradizione criminale che non fa invidia a nessuno e che ridicolizza il paese e la città stessa. Altri due turisti olandesi vengono aggrediti da un criminale, che sempre a Napoli di fronte alla basilica Capodimonte, vengono traportati in ospedali in seguito ad uno scippatore armato che punta un coltello alla gola della donna per rubarle una borsetta con dentro poco o niente.
Napoli continua ad affondare sempre di più nello schifo assoluto autodistruggendosi. Una città interamente corrotta e collusa con la camorra che vive di giorno in giorno di espedienti crudeli al costo degli altri, a volte costando la vita stessa della propria gente e di coloro che la visitano.

Thursday, May 26, 2011

La delusione politica dei suoi rappresentanti la si scopre sempre troppo tardi, dopo che si è votato per il candidato o dopo la sua vittoria. Un po' come quando un ospite si prende troppa confidenza a casa vostra mettendo i gomiti a tavola, le dita nel naso o mangiando a bocca aperta.
Il comizio politico a Genzano della governatrice del Lazio, Renata Polverini, deraglia in uno spettacolino da 'bar dello sport' lasciando un po' di amaro in bocca.

Vedere un politico agitarsi come un ultrà della curva contro persone del pubblico non è cosa giusta. C'erano presenti dei contestatori che assistevano al comizio, qualsiasi politico se lo deve aspettare; ma sbraitare frasi poco consone significa abbassarsi ai livelli degli altri e cadere di stile. Questa è una delusione o per meglio dire un disappunto che lascia un po' sbigottiti il pubblico. 


 «Questa purtroppo è la democrazia e ve ne dovete fare una c... di ragione». «Vattene te che con' me caschi male». «Non me faccio mette paura da una zecca come te». E ancora. «Se la fate finita e ascoltate bene, sennò fate come c... ve pare...». «Andate a casa, fateme il c... de favore...»


Purtroppo non esiste un decalogo del buon politico in pubblico perchè le buone maniere dovrebbero essere impartite prima di entrare in politica. In Italia i politici, famosi e non, si esibiscono a volte in un carrè di parolacce che a volte si evolvono in offese in accento romano da film di Vanzina. E' penoso assistere alla scomposizione di un personaggio della politica che si fa prendere dalla rabbia, dalla provocazione davanti a tutti in un occasione di supporto e saggezza verso i propri elettori.
Addio alla pacatezza e alla logica che vengono uccise dalla furia e dall'espediente di rivalsa personale sugli altri.






Tuesday, May 24, 2011

Editoria vecchia ed antica

Per la terza o quarta volta, leggendo Il Foglio di Giuliano Ferrara, trovo una sfilza di collaboratori scrittori che partecipano al quotidiano con un' età media di quasi sessant'anni. In una colonna dell'ultima pagina leggo:
BERIA DI ARGENTINE Chiara, anni 60; CRESTO-DINA Dario, anni 51; DELL'ARTI Giorgio, anni 65; LIPPERINI Loredana, anni 55; MERLIO Francesco, anni 60; ed altri ancora nati negli anni quaranta e cinquanta.
Ancora una volta, in questo paese, non c'è spazio per giovani. Nessuno vuole che un trentenne possa fare bene il suo lavoro e ricevere le glorie perchè dall'altra parte c'è un caporedattore o un editore che gli cestina l'articolo se non da spazio alla mummia.
Negli studi di architettura un neolaureato/a lavora gratis o con uno stipendio da far pena (€500-€600), creando progetti su carta e computer, ma non può metterci il nome e firma perchè lo deve fare il suo capo. Bene, ecco come viene rubato il merito nel modo più legale ed alla luce del sole. Oggi un giovane non ha diritto ad una vita dignitosa nel lavoro perchè le risorse, a lui/lei destinate, devono andare a pagare quelli che fanno i collaboratori e che ricevono compensi alti anche se i loro articoli fanno pena.
Per un editore è più importante avere il nome di un giornalista dimenticato e vecchio, piuttosto che un qualcosa di nuovo ed attuale fatto da un giovane di oggi. Meglio andare in giro con un rottame di Porsche piuttosto che un'utilitaria nuova, perchè la Porsche fa sempre la sua porca figura.

Tanto rumore per nulla

 Il disappunto che si riceve ad una promessa non mantenuta è la sensazione che può descrivere il programma di Vittorio Sgarbi. Intitolato "...ci tocca anche Vittorio Sgarbi", lo spettacolo sembrava promettere un canone diverso da prima serata che potesse dare spunto per un nuova tipologia di serata sulla RAI.
Il mistero e le critiche apparse sui giornali tra aprile e maggio hanno servito da 'sabot' per promuovere Sgarbi con la sua idea, dando il titolo all'ultimo proprio come fa un artista per le sue opere, sia pittoriche che letterarie.

Sgarbi apre con un monologo religioso che non gli si addice, ma dovuto per accontentare i vertici della rai finti-cristiani e moralisti. Apre troppe parentesi che fanno perdere il filo del discorso e spiazzano il pubblico, tanto che Morgan, uno degli ospiti, scherza facendo cenno di abbandonare la serata e viene rimproverato dallo stesso Sgarbi.
L'amara realtà che invece ha offerto lo spettacolo del critico d'arte, è che la serata sembrava più un drammaturco fatto di paternali scontate e riscaldate, da parte di gente semi sconosciuta che ha avuto i suoi quindici minuti di gloria televisiva. Primo ospite è il vescono della città calabresi di Noto, Antonio Staglianò, che dopo la metà del programma esercita il suo potere morale ed ecclesiastico per raccotnare la solita novella pastorale.

Si parla della città siciliana di Salemi e delle vicende che hanno reso Sgarbi al centro dell'attenzione in quel periodo, si parla anche dei problemi e delle false accuse di mafia; in quel frangente il programma è diventato più interessante perchè concretizzava. Poi, appare il figlio di Sgarbi, Carlo ed in collegamento anche suo padre Giuseppe. A quel punto lo spettacolo inizia a precipitare in una spirale di improvvisazione filosofica spicciola che si fonde con la vita privata del conduttore. Di tanto in tanto appaiono due vallette, carine  ma stupide, le quali non appena aprono bocca si capisce che dovevano star li a fare solo le belle statuine per il loro aspetto fisico e basta. Il loro accento romano è inconfondibile e segna male quelle poche parole che hanno detto, dandosi arie da conduttrici esperte.
E' stato deludente vedere due ore di programma con tanto potenziale rovinate dalla scelta di alcuni discorsi interpretati male e riempitivi. Sgarbi è bravo da solo nei suoi monologhi profondi, ma annacquati dal disordine della diretta che ha deviato lo show in una performance caotica e disorganizzata.
Ci si aspettava un qualcosa di più omogeneo e solido, purtroppo non è stato così anche se la sigla ha avuto il suo effetto dinamico e apocalittico; proprio come Vittorio Sgabri.

Saturday, May 21, 2011

Attenzione al mondo che vacilla

Da sei mesi a questa parte i popoli sono in rivolta e domandano giustizia perchè saturi dei soprusi della politica.
Tunisia, Egitto, Libia, Algeria, Siria, Yemen, Barhain ed altri stati ancora dal Sarah occidentale fino al medio oriente sono in fermento da mesi. Vogliono cambiamenti per il popolo perchè lo stessso popolo non è più premibile come prima, non si sta ottenendo più niente ed il fondo è stato toccato più volte, come di conseguenza sonos coppiati tumulti e divolte che hanno creato la guerra civile in Libia, ancora adesso in corso.
Negli ultimi giorni ci sono continue protesta a Madrid per svegliare un governo spagnolo addormentato alla giuda nelle politiche di lavoro, specialmente quelle giovanili per coloro al disotto dei trent'anni con una disoccupazione attorno al 40%.
Facciamo mente locale per un attimo: cosa era accaduto in Grecia qualche anno fa? Lotte tra il popolo e le forze dell'ordine per denunciare una condizione di vita dove la dignità viene rubata da riforme politiche sbagliate dettate da istuti bancari troppo forti e da politici corrotti. Anche nel 2009 in Iran gli studenti si sono fatti sentire scendendo in piazza più volte a migliaia ed arrivando quasi a far cadere il presidente Ahmadinejad.

Mentre i censori in Cina fanno di tutto fuorchè non si ripeta quello che è successo a Pechino nella storica piazza Tienenmen nel 1989, in Italia ci interroga se protestare e manifestare abbia ancora senso dopo che il significato di questo gesto è stato usato talmente tanto da anestetizzare gli italiani a qualsiasi atto o giudizio.
Forse gli italiani devono poter ricadere in uno stato sociale da secondo dopoguerra prima di scollarsi dalla poltrona e reclamare ciò che gli appartiene, ma nel frattempo è meglio controllare se è arrivato un messaggio sul telefonino.

Tuesday, May 17, 2011

Improvvisamente... Pisapia!

La vignetta di Giannelli pubblicata sul Corriere Della Sera di oggi 17 maggio 2011 riflette alla perfezione quello che molti già sapevano. Giuliano Ferrara  descrive il faccia a faccia tra i due candidati in televisione come un autogol per il sindaco uscente Moratti, la quale ha gestito male l'incontro tirando colpi bassi. L'accusa nei confronti di Pisapia le è costata cara, forse troppo, anche perchè gli italiani hanno fatto mente locale a proposito dell'inchiesta sull'immobile a Milano per il quale il figlio della Moratti è stato indagato.
Bisogna far notare che c'è anche una sorta di modus operandi da parte di forze opposte al centro destra che sono molto brave a far esplodere, in modo mediatico, notizie sfavorevoli nei confronti dei politici della schiera del PDL e limitrofi. E' successo a Fini con l'inchiesta su una casa  a Montecarlo, succede sempre a Berlusconi ed è successo anche alla Moratti. Il tutto in un clima pre-elettorale. Coincidenze, tante e troppe a mio parere, anche perchè il bersaglio è sempre lo stesso: i nemici della sinistra.
Il risultato è deludente e ha creato nel governo un disappunto che Bossi non commenta e che allo stesso tempo rappresenta una grande amarezza. L'ascesa e la caduta della Moratti era anche prevedibile dal punto di vista della sua carriera nel capoluogo lombardo, caratterizzato un po' da menefreghismi verso il popolo tipici della borghesia (specialmente di quella arricchita); dai problemi con il teatro della Scala all'odiato Ecopass che ha sempre infastidito i commercianti potenti e l'elite della città, cioè la Milano bene.
Ma gli italiani riescono bene a sabotare i politici con i loro storici voltagabbana, e questo gesto nei confronti del sindaco sconfitto è uno di quelli. Il cittadino alle urne ha preferito votare l'odiata sinistra per ripicca contro Berlusconi per non dargli soddisfazione, trasformando il seggio in un punto di decisione personale piuttosto che elettorale. 
Pisapia si trova vincente e a capo della città più importante d'Italia anche se la sua ideologia politica lascia un po' a desiderare. Gli ambienti di sinistra per il quale si schiera sono i nemici rossi tanto temuti dal Cavaliere, associati al sistema giuridico; infatti Pisapia ha fatto parte della Commissione di Giustizia ed anche in quella Giurisdizionale ed il suo curriculum, però, non sembra tanto moderato dal punto di vista politico.


Monday, May 16, 2011

Le verità del sud


Ecco perchè la criminalità organizzata vince, troppo spesso. Qui riportiamo un ritaglio dell'articolo sul sito del  Corriere Della Sera dove viene riportato che membri appartenenti alle forze dell'ordine gestivano locali di boss della camorra, mentre erano in malattia con certificati falsi.

Ecco come si perde fiducia anche nelle persone che vengono investite con poteri di difendere i propri concittadini.
La realtà è che queste persone arrestate sono entrate a far parte della polizia per assecondare i propri comodi prendendone il massimo vantaggio, ma anche per favoreggiare le loro conoscenze 'importanti'. Non c'è da stupirsi se troveremo camorristi, 'ndranghetisti e mafiosi appartenenti a clan potenti che arruolano i propri scagnozzi nelle forze dell'ordine per controllarle; sia al sud, ma anche al nord. La regione Campania rischia di diventare, se già non lo è, la versione mignon del Messico dei narcos che sono in guerra con i federali messicani ed americani. Fortunatamente le vittime non sono quelle registrate in America centrale, ma la corruzzione e le infiltrazioni nei palazzi di giustizia e nella polizia possono essere paragonabili per quanto siano efficaci nel dare risultati alla criminalità.

Friday, May 13, 2011

Extremis

Questa foto è stata scattata allo spazio Krizia di Milano pochi giorni fa. Al centro Mariuccia Mandelli, in arte Krizia famosa casa di moda, nel quale è affiancata da un signore anziano particolarmente vestito.
Radical chic esteso ad extremis con giubbino in sintetico nero e camicia senza colletto leggermente aperta, lo sguardo interessato e nello sfondo altri anziani che appartengono all'ambiente e che orbitano speranzosi di ringiovanire respirando moda.
In extremis, tutto e fino in fondo.

Saturday, May 7, 2011

Capitalismo socialista

In sud America un paese come il Venezuela sta facendo un grosso passo avanti creando leggi adatte alla realtà.
Il presidente Chavez è oramai un politico a lungo termine che è posizionato tra una legislatura ed una dittatura, dato che ha cambiato la costituzione a suo favore per poter avere più influenza politica con il suo governo. Ovviamente la rotta intrapresa dal Venezuela non piace per primo agli USA che hanno già marchiato da tempo come un paese non democratico ed il suo presidente un vero dittatore. 
Ogni qual volta una nazione non è apprezzata a Washington, perchè non sottostà alla sua politica, vuol dire che quello stato ha un programma serio che desidera sviluppare per conto proprio senza inginocchiarsi alle grandi potenze. Il Venezuela se lo può permettere grazie alle ingenti riserve di petrolio che vende al mondo con ricavi lucrosissimi, posizionandosi a livelli di esportatori di greggio nella fascia alta con Arabia Saudita ed Iraq.

Chavez nato povero diventa un successo politico popolare tanto che durante una rivolta nazionale viene sequestrato dal popolo ribelle nemico, un popolo stranamente influenzato dagli USA, il quale ha la peggio e viene vinto dai veri sostenitori del presidente che lo liberano portandolo in trionfo. Sono passati quasi dieci anni da quel fatidico e decisivo momento che da all'ora è indigesto alla casa bianca.
Il Venezuela investe fortemente sul suo popolo fornendo cibo ed educazione per tutti, in modo tale da rafforzare la base elettorale civile ed il suo prezioso consenso. Ad inizio maggio Chavez ha creato tre leggi importanti che tutelano la proprietà dal punto di vista di casa ed i diritti del proprietario contro abusi giuridici e burocratici. Una di queste garantisce più protezione verso coloro che affittano casa per tutelarli dallo sfratto improvviso o generato da truffa da parte degli affittuari. 

E' strano che in un paese così poco discusso ci sia in corso un grosso cambiamento sociale da fare invidia a molti altri paesi dell' "occidente" che vantano vecchi primati scaduti da troppo tempo. Altri aiuti da parte del governo includono l'acquisto di novantanove immobili a Caracas che verranno venduti ai loro inquilini tramite prestiti a basso interesse per favorire l'acquisto di proprietà. La parola "dignità" spunta spesso nei discorsi di Chavez, non come mezzo di propaganda politica per favorire voti al suo partito, ma bensì come promesse concrete che  vengono tradotte in realtà sociali a favore di coloro che hanno veramente bisogno,

Forse è ora di fare un po' meno gli schizzinosi e prendere nota seguendo quanto accade in Venezuela, perchè lì, almeno, i poveri sono tutelati ed agevolati a comprare casa; qui non ti danno il mutuo fino a che lo stipendio non aumenterà  e ciò significa restare a fare i mammoni fino a quarant'anni in Italia, almeno.

Thursday, May 5, 2011

Il commerciante della domenica

Il commerciante della domenica non apre bottega perchè non ha bisogno. Il commerciante alla domenica ha altro da fare: deve far presenza la mattina in chiesa, il pranzo dalla suocera, il pomeriggio davanti allo schermo perchè è di rigore il calcio e la sera è inmancabile l'aperitivo. Coloro che hanno attività commerciali in Italia sono sempre stati al centro di discussioni tra cittadini, associazioni di consumatori e governi locali per la gestione del loro orario di servizio. Giustamente un commerciante può dire "La bottega è mia e la apro quando voglio!", purtroppo però esiste una grossa quantità di persone comuni che lavorano dalle 9 fino alle 17, la quale usufruisce della pausa pranzo per sbrigare quelle faccende che non può durante il weekend a causa dell'incongruenza degli orari di lavoro con quelli dei negozi.

Il sabato la gente vorrebbe dormire più a lungo per riposarsi e fare le cose con calma: spesa, posta e magari qualche banca aperta; non sempre accade che tutto possa essere fatto in quella giornata e ci si trova all'alba della domenica dove tutto magicamente di ferma. Le strade sono vuote, le campane echeggiano nell'aria, le serrande sono abbassate. Arriva il lunedì e tutto ricomincia di nuovo nella fretta più assurda.

Aprire i negozi alla domenica è un incentivo per le persone di investire il proprio denaro tra spesa ed extra in modo tale da incrementare il PIL. Non ci sono più i contratti di una volta e la disoccupazione giovanile può trovare pace, temporaneamente, assumendo del personale domenicale con contratti di altro tipo; magari solo il pomeriggio dalle tre del pomeriggio fino alle otto di sera.
Credo che la vera problematica del perchè i negozi sono chiusi la domenica si traduca nel fatto che i negozianti non hanno bisogno di aprire. Non hanno bisogno di aprire perchè guadagnano abbastanza durante la settimana da poter permettersi di lavoratre tra sabato e lunedì e di prendersi una pausa pranzo di tre ore da mezzogiorno e mezza fino alle tre e mezza del pomeriggio. E con i prezzi che chiedono non c'è da meravigliarsi se troviamo ad agosto tutto chiuso con scritto sulle serrande "Siamo in crociera, torniamo a settembre!".

Tuesday, May 3, 2011

Milano: vietato sedersi

E' passato tanto tempo dall'ultima volta che vidi una panchina nel centro di Milano dove sedersi per ammirare l'architettura del capoluogo. Lavoratori, ma sopratutto turisti, potevano usufruire del loro panino e bibita per pranzare o fare uno snack tra i piccioni affamati ed i ghisa con il fischietto in bocca.
Ora, inceve, non esistono più le panchine dove sostare e piazza Duomo è diventata un parcheggio in affitto per eventi sponsorizzati che gonfiano le tasche comunali e non c'è più spazio pubblico dove appoggiarsi se non i bordi dei marciapiedi.

Non ci si siede più perchè Milano è sempre stata quella città dove non ci si ferma mai, quella che una volta era da "bere", neanche a notte fonda e guai a chi si siede. La città di giorno si riempie di lavoratori che vengono da fuori e visitatori che entrano ed escono dai negozi senza comprare niente perchè i soldi sono sempre di meno. 
Vietato sedersi a Milano perchè il comune ha deciso la politica della pausa estirpando ogni oggetto che possa somigliare ad una panchina per spingere la gente, e sopratutto i turisti allocchi, a pagare profumatamente il loro pasto in bar e tavole calde con panini o insalatone a suon di dieci Euro alla volta, bevande escluse. Ai non si sente parlare italiano, ma troviamo oligarchi russi, comitive griffate di giapponesi e turisti abienti che gozzovigliano al Biffi con ai loro piedi le borse dello shopping. 
I turisti intelligenti e fai-da-te sono rimasti fedeli alle proprie radici ed al loro panino nella stagnola consumato sulle gradinate all'entrata del Duomo, ai piedi del bronzo di Vittorio Emanuele II o in via Dante al mercato antico. Sporcano con le loro briciole per terra? Ed anche se fosse così, i piccioni vanno sempre nutriti perchè fanno parte del panorama milanese. Ma gli italiani sono così inopportuni che fissano i turisti ed i loro panini pensando -"Che barboni!"-. 

Se troviamo Milano invasa dagli stranieri con gli zaini in spalla e fotocamere al collo dobbiamo esser loro grati per la loro visita e per i soldi che spendono, ma i turisti riusciamo a farli scappare lo stesso anche dai posti più cari quando vogliamo fare i furbi derubandogli con un conto a tre cifre per due pizze, come hanno fatto a Roma.

Sunday, May 1, 2011

Cosa mi metto?


Il paese della moda sembra essere preso da una corrente fashion che, nel nome della democrazia, ha mischiato tutte le sue carte creando controsensi di ogni genere. Vige il qualunquismo anche estetico oltre a quello della persona. Il criterio della moda è ordinato tanto quanto un labirinto per il quale molte e troppe persone diventano non solo seguaci, ma anche schiavi senza saperlo e senza ammeterlo. 

-Cosa mi metto?- E' la frase che tantissimi chiedono ad altri e a se stessi prima di uscire da casa avendo un armadio pieno di vestiti, scarpe ed accessori che non centrano niente l'uno con l'altro. -Perchè?- Gli italiani spendono tanto, specialmente all'estero in vacanza, sull'abbigliamento e tornano a casa con pochi acquisti ma costosi convinti che siano in sintonia con il resto del loro guardaroba. Invece è il contrario ed i risultati si vedono per strada con uomini e donne coperti da un'accozzaglia che sembrano più stracci che vestiti e gli adulti che giocano all'adolescente forever, rendendosi solamente ridicoli piuttosto che modaioli.

Giacca/cravatta e tailleur appartengono solamente in piccole percentuali nel mondo del lavoro, mentre il resto è dominato da jeans strappati e macchiati in stile muratore che vanno ad abbinarsi a felpe a righe in stile carcerati con la palla al piede. Sul posto di lavoro oramai ci si presenta vestiti in modo sgargiante come quando si è nel tempo libero per comunicare agli altri il proprio status-quo di essere alla moda: sciarpetta in finta pashmina al collo anche d'estate con colletto della Polo risvoltato in su, stivali in pelle che arrivano sopra  al ginocchio da fare invidia ai conquistadores spagnoli e ai pescatori del Po.

La moda distingue bene ed anche in modo molto efficace coloro che la seguono, ci sono i fanatici della giacchetta di pelle strettissima, dei jeans attillatissimi confondendo i sessi, gli stivali anche quando ci sono trenta gradi sotto il sole, gli occhiali finti con montatura spessa di colore nero, la camicia a quadrettoni che va tanto in voga ora; ma se la mettevi qualche anno fa ti davano del bacchettone e sfigato, ecc.
Personaggi che sfoggiano malamente canottiere firmate con i loro boxer firmati in vista che spuntano fuori dai loro pantaloni o vestitini talmente succinti da far arrossire anche le più audaci, sono il risultato dei loro idoli mediatici e di quella approvazione continua dei loro genitori che è diventato un passpartout per i loro capricci.
Non c'è più il buon gusto e non c'è più il codice del vestirsi bene o almeno adeguatamente per non saltare subito all'occhio nei confronti degli altri. Purtroppo è il contrario ed il narcisismo all'italiana è quello di farsi vedere continuamente a qualsiasi ora e giorno diffondendo un'epidemia egocentrica che ha contagiato troppo facilmente questo paese. 
Questa rappresaglia ha il potenziale di spingere le persone ad acquistare i vestiti dell'imperatore e c'è solo da attendere.