Il disappunto che è comparso negli animi italiani ed internazionali ha preso sfumature, troppe, da best-seller e da film giustizialista hollywoodiano. Il finale è dolce e l'uomo nero è stato sconfitto, carcerato dopo aver preso le colpe di un efferato omicidio commesso anche da altri due soggetti.
Raffaele Sollecito ed Amanda Knox hanno goduto del solito casino giuridico italiano che detta l'andazio dei tribunali e dei suoi processi che hanno più il sapore di una fiction che della realtà. Entrambe sono stati dichiarati in appello innocenti e liberati immediatamente dopo quasi quattro anni di teatralità, colpi di scena, fandonie, pianti, bugie ed innocenze perdute; Romeo e Giulietta sono liberi da ogni catena e da ogni restrizione nonostante gli unici ad avere ogni prova contro.
E' allarmante come questo sistema di leggi e processi sia così esageratamente permissivo di compassioni, di teatrini drammatici e crocefissi al collo da apparire così ridicolo agli occhi di tutti. Dopo undici ore di camerca di consiglio presieduta dai giudici, il verdetto anticipa le urla contro una decisione dettata da circostanze che appaiono confuse: prove e test a favore dell'accusa vengono distrutti in pochissimo tempo.
Gli USA applaudono mentre la famiglia di Meredith Kercher deve tornare a casa con un altro lutto, quello di non aver giustizia dopo un lungo periodo di processo in stile soap opera.

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