Tuesday, May 24, 2011

Tanto rumore per nulla

 Il disappunto che si riceve ad una promessa non mantenuta è la sensazione che può descrivere il programma di Vittorio Sgarbi. Intitolato "...ci tocca anche Vittorio Sgarbi", lo spettacolo sembrava promettere un canone diverso da prima serata che potesse dare spunto per un nuova tipologia di serata sulla RAI.
Il mistero e le critiche apparse sui giornali tra aprile e maggio hanno servito da 'sabot' per promuovere Sgarbi con la sua idea, dando il titolo all'ultimo proprio come fa un artista per le sue opere, sia pittoriche che letterarie.

Sgarbi apre con un monologo religioso che non gli si addice, ma dovuto per accontentare i vertici della rai finti-cristiani e moralisti. Apre troppe parentesi che fanno perdere il filo del discorso e spiazzano il pubblico, tanto che Morgan, uno degli ospiti, scherza facendo cenno di abbandonare la serata e viene rimproverato dallo stesso Sgarbi.
L'amara realtà che invece ha offerto lo spettacolo del critico d'arte, è che la serata sembrava più un drammaturco fatto di paternali scontate e riscaldate, da parte di gente semi sconosciuta che ha avuto i suoi quindici minuti di gloria televisiva. Primo ospite è il vescono della città calabresi di Noto, Antonio Staglianò, che dopo la metà del programma esercita il suo potere morale ed ecclesiastico per raccotnare la solita novella pastorale.

Si parla della città siciliana di Salemi e delle vicende che hanno reso Sgarbi al centro dell'attenzione in quel periodo, si parla anche dei problemi e delle false accuse di mafia; in quel frangente il programma è diventato più interessante perchè concretizzava. Poi, appare il figlio di Sgarbi, Carlo ed in collegamento anche suo padre Giuseppe. A quel punto lo spettacolo inizia a precipitare in una spirale di improvvisazione filosofica spicciola che si fonde con la vita privata del conduttore. Di tanto in tanto appaiono due vallette, carine  ma stupide, le quali non appena aprono bocca si capisce che dovevano star li a fare solo le belle statuine per il loro aspetto fisico e basta. Il loro accento romano è inconfondibile e segna male quelle poche parole che hanno detto, dandosi arie da conduttrici esperte.
E' stato deludente vedere due ore di programma con tanto potenziale rovinate dalla scelta di alcuni discorsi interpretati male e riempitivi. Sgarbi è bravo da solo nei suoi monologhi profondi, ma annacquati dal disordine della diretta che ha deviato lo show in una performance caotica e disorganizzata.
Ci si aspettava un qualcosa di più omogeneo e solido, purtroppo non è stato così anche se la sigla ha avuto il suo effetto dinamico e apocalittico; proprio come Vittorio Sgabri.

No comments:

Post a Comment